I legali degli indagati e l'infettivologo Cocco respingono le accuse di aver prodotto certificati falsi all'interno dei CPR, definendo l'attività svolta come ascolto e cura. La difesa sostiene che l'indagine utilizzi la forza per servire un'idea politica, denunciando l'esistenza di un razzismo istituzionale. Parallelamente, Anelli invita a mantenere la massima prudenza nel giudicare l'operato dei medici coinvolti nel caso, sottolineando la necessità di valutare correttamente le azioni intraprese nel contesto sanitario.
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